Colonnato dorico del Tempio di Hera nel parco archeologico di Paestum su un prato verde
Il Tempio di Hera nel parco archeologico di Paestum — foto: PaestumPaestum · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

A circa 55 chilometri da Cava de' Tirreni, oltre Salerno e la piana del Sele, c'è un luogo dove la Grecia antica è rimasta in piedi. Paestum conserva tre grandi templi dorici con colonne, trabeazioni e frontoni giunti fino a noi, circondati da una cinta muraria lunga quasi cinque chilometri. Si raggiunge in tempi ragionevoli e merita una giornata intera, vissuta senza fretta, tra l'area archeologica, il museo e, se la stagione lo permette, il mare della costa cilentana.

Da Poseidonia a Paestum

La città nacque intorno al 600 a.C. come colonia di Greci provenienti da Sibari, che la chiamarono Poseidonia in onore di Poseidone. Nei secoli successivi passò sotto il controllo dei Lucani e poi di Roma, che la trasformò in colonia latina e le diede il nome con cui la conosciamo. Nel Medioevo la piana si impaludò e la città venne progressivamente abbandonata: proprio questo lungo isolamento ha contribuito a proteggerne i monumenti, riscoperti e disegnati dai viaggiatori del Settecento. Dal 1998 l'area archeologica fa parte del patrimonio mondiale UNESCO, insieme al Parco nazionale del Cilento, a Velia e alla Certosa di Padula.

I tre templi

Il più antico è quello che tutti chiamano Basilica, costruito intorno alla metà del VI secolo a.C. Il nome gli fu dato dagli studiosi del Settecento, convinti che si trattasse di un edificio civile; oggi si ritiene che fosse dedicato a Hera, la divinità principale della città. Accanto sorge il tempio tradizionalmente detto di Nettuno, eretto intorno al 460 a.C. e considerato uno degli esempi più completi di architettura dorica: il nome deriva dal legame della città con Poseidone, ma con ogni probabilità anche questo edificio era consacrato a Hera. Più a nord, lungo l'antica via sacra, si trova il tempio di Atena, costruito verso la fine del VI secolo a.C. e a lungo attribuito a Cerere. Camminando fra i tre edifici si attraversa anche l'area del foro romano, con i resti delle strade, delle abitazioni e dell'anfiteatro, in parte tagliato dalla strada moderna.

Conviene dedicare ai templi un paio d'ore, girando attorno a ciascuno per osservare le proporzioni delle colonne e il modo in cui la luce cambia sulla pietra nel corso della giornata. L'area è ampia e pianeggiante, ma quasi priva di ombra.

Il museo e la Tomba del Tuffatore

Il Museo Archeologico Nazionale, di fronte all'area dei templi, è parte integrante della visita. Custodisce le metope scolpite in arenaria provenienti dal santuario di Hera alla foce del Sele, il grande luogo di culto extraurbano fondato insieme alla città, e un ricco ciclo di tombe dipinte di età lucana. L'opera più celebre è la Tomba del Tuffatore, scoperta nel 1968 in una necropoli a pochi chilometri da Paestum e databile intorno al 480 a.C.: sulla lastra di copertura un giovane si lancia in acqua da una sorta di trampolino, mentre sulle pareti laterali si svolge una scena di banchetto. È l'unico esempio di pittura funeraria greca con scene figurate giunto a noi dalla Magna Grecia, e vederla dal vivo lascia il segno anche in chi non è appassionato di archeologia.

Come organizzare la giornata da Cava

In auto si scende verso Salerno e si prosegue verso sud attraverso la piana del Sele; la strada è semplice, ma nei weekend estivi il traffico verso le spiagge può allungare i tempi. Esiste anche una stazione ferroviaria a Paestum, lungo la linea che da Salerno prosegue verso sud: orari e frequenze vanno verificati sui canali ufficiali prima di partire, così come biglietti e orari di apertura del parco e del museo, da controllare sul sito ufficiale del Parco archeologico di Paestum e Velia.

Una sequenza che funziona bene è questa: templi al mattino, quando la luce è morbida e il caldo sopportabile; museo nelle ore centrali, al riparo dal sole; nel pomeriggio una passeggiata lungo le mura oppure qualche ora sulla spiaggia, che dista pochi chilometri dall'area archeologica. La piana del Sele è anche una delle zone di produzione della mozzarella di bufala campana DOP, e fermarsi ad assaggiarla fa parte dell'esperienza.

Consiglio pratico: d'estate portate acqua, cappello e scarpe comode, perché l'area dei templi è quasi senza ombra. Nelle giornate più calde puntate sulle prime ore del mattino o sul tardo pomeriggio, e verificate sempre in anticipo gli orari di ingresso sul sito ufficiale del Parco.

La sera, rientrando sulla collina del Toppo, la terrazza panoramica de La Torretta bianca è il posto giusto per ripensare alla giornata con lo sguardo sulla vallata metelliana e sul Vesuvio. Paestum si abbina bene a un soggiorno a Cava anche per questo: la mattina si parte per la Magna Grecia, la sera si torna in una casa tranquilla, lontana dal traffico della costa.

Paestum in giornata, la sera in collina a Cava

La Torretta bianca, sulla collina del Toppo, ha parcheggio privato gratuito: comodo per partire presto verso Paestum e rientrare la sera con vista sulla vallata e sul Vesuvio.